lunedì 5 dicembre 2016

Come scrivere un perfetto racconto (erotico) s/m

Dal momento che un buon praticante - a quanto pare - non può prescindere dallo scrivere almeno un manualetto d'istruzioni ad uso e consumo della community ho pensato su quale argomento io - a corto di nozioni sulla vera schiava e sul vero master, digiuno di verità assolute sull'appartenenza resiliente e sugli amorosi afflati delle devote proprietà mobiliari incollarate, di scarsa o nulla competenza sulla terminologia gergale delle tribù sadomasocare italiane ed estere, non sapendo distinguere tra sub e masochista, dom e sadico, master e tester, primal e dopal - avrei potuto scrivere per non essere da meno ai miei colleghi e colleghe, non rimanere indietro nella gara per la notorietà, non essere surclassato in popolarità e visibilità.


Pare, però, che tutti gli argomenti - dalla storia manghizzata dello "Shibari for dummies" scritto durante il Sengoku jidai, al modo più corretto d'introdurre un assorbente interno consono ad una vera kajira - siano stati già opzionati; quindi mi sono scelto un topic a piacere tra quelli (pochi) che rimanevano sui tristi, depredati scaffali della kultura "bdsm"ara.

sabato 30 luglio 2016

Wag your tail - Pet play & training


Dungeon, etimologia: XIV secolo, dal francese antico "donjon", colegato al latino "dominus magister". Significato corrente: una cella o una prigione oscura e soffocante così come in un castello medievale.
Per il resto vedasi il "Dizionario BDSM" di Gabbia.

Allungo le gambe sul divanetto del dungeon, poggio gli stivali sul bracciolo, la schiena sul cuscino in pelle nera, e mi godo la scena della sua trasmutazione; wag your tail, scodinzola, cagnetta, tra poco giocherò con te.
Ho un paio di regalini che ti faranno … piacere.
No, scusate, mica l'ho presa per strada la cagnetta, me la sto allevando da un po' di tempo, da quando era poco più di una cucciola, smarrita tra i meandri della sua testa perversa e nel labirinto di specchi specchiati dei suoi desideri osceni.
Pescata tra le utentesse di Gabbia, così, quasi per caso, giusto per un nickname carino che neanche lei sapeva, bene bene, che significasse.

mercoledì 27 luglio 2016

Pendulum

"Sapete cosa davvero mi prende del bondage giapponese? Se non si conosce la storia del Giappone tutto sembra solo un esercizio noioso di macramé più o meno estetico ma - appena si gratta la crosta delle foto patinate che ormai rigurgitano da Facebook e dai vari gruppi più o meno chiusi, segreti o segretati - ecco che viene a galla una realtà che ha la forza e il sangue del sadomaso in tutta la sua sensualità e sessualità".

La coppia che ho davanti, nella semioscurità del dungeon, sembra (è) perplessa. Insomma, sono venuti da me per una tuition privata di bondage pensando ad un asceta del cordame, una sorta di santone della canapa e si trovano ad interloquire con un pervertito del sadomaso, un tranquillo, pacifico e serafico seviziatore.

giovedì 21 luglio 2016

Il Dolore

Mi piace questo appartamento, mi piace perché si tratta di un appartamento vero e non la solita stanza di motel anche se, di fatto, siamo in un motel. Una volta tanto fidarmi del giudizio di un'amica che l'ha provato prima di me non mi ha detto male. 

Evviva! Grazie, ciao.

Quindi l'appartamento mi piace e ve lo farò visitare, più tardi, un pezzo alla volta mentre mi ci muovo dentro.

Per ora siamo, noi - io, voi e lei - nell'ingresso e il corto corridoio si apre su una stanza enorme dal soffitto altissimo. Sulla sinistra una porticina per il bagno di servizio.

Lei, la mia cagnolina, sta giusto mezzo passo davanti al mio naso; le poggio la manona sulla spalla e la  spingo lievemente in avanti - entra, spogliati e sdraiati a terra, faccia al pavimento.

venerdì 26 dicembre 2014

La Rosa Bianca



Un filo di autopromozione ...
Non guasta mai :-)

<< La rosa bianca non si legge per il gusto di scoprire chissà quali misteri. Chiamarlo ‘romanzo di formazione’ forse è un po’ eccessivo, ma certo assomiglia più a questo che a un manuale di BDSM, una storia d’amore o – questo proprio no – un romanzetto porno come se ne trovano tanti fra gli autoprodotti online. Qui l’unico esibizionismo è per le intuizioni sociopsicologiche dell’autore, che invitano al confronto anche con se stessi. Le osservazioni sul narcisismo patologico imperante fra i sadomasochisti da social network sarebbero sufficienti da sole a scatenare una fatwa delle sciampiste >>
Ayzad

giovedì 25 dicembre 2014

La Maschera


L'incenso fa scena e copre l'odore di muffa che impregna ogni angolo del dungeon. No, anzi, non "copre", si mescola. Ecco, si mescola e, con l'odore di muffa, l'incenso amalgama anche il lieve profumo di sessi bagnati.

Non so neanche come ti chiami.

Regole.

Regola numero uno: non m'importa chi sei, cosa sei, cosa fai oltre la parete del dungeon. Qui sei una cagna, un oggetto dell'arredamento, la troia che uso per divertire gli amici annoiati, carne da frusta, merce da sospendere tra ruvide corde ed esibire alle amiche sorprese.

Regola numero due: non hai un nome, non hai un volto. La maschera nera, in pelle spessa, ti aspetta al suo solito posto e tu entri, la indossi, ti spogli, stringi da te il collare sulla tua stessa gola, chiudi da te il lucchetto che t'imprigiona nella maschera. Ti metti all'angolo del dungeon, nuda, in ginocchio, la faccia rivolta al muro e aspetti.

Hard & Soft



Le cose, a volte, semplicemente, capitano.

Se passi qualche anno immerso nella "scena", o nella "community" come si usa dire oggi, tendi ad abituarti a ritmi e riti che sono propri degli usi e costumi tribali dei praticanti ma, per contro, non ti rendi conto (o forse ti dimentichi) che non per tutti è così, non sempre è così, non è sempre stato così.

Alcune vivono ancora il sogno di un possibile equilibrio tra "normalità" e "perversione", di un possibile compromesso tra essere, fondamentalmente, pervertiti e vivere una vita apparentemente separata dalla propria sessualità più sfrenata. Per garantirsi questo equilibrio non poche si rifugiano nell'idea di potersi limitare a "pratiche soft". Un antipasto di sé stesse senza la necessità di accedere al piatto forte della propria, più genuina, depravazione.

Jay Wiseman - Guida sicura ai ... munch




Jay Wiseman
Una guida per principianti ai munch BDSM
 

(Versione 1.4, scritta il 14/8/2003)
Copyright 2003 di Jay Wiseman
Autore di "SM 101: A Realistic Introduction" e "Jay Wiseman's Erotic Bondage Handbook" -- e altri libri pubblicati da Greenery Press.

Contattare l'autore alla mail jaywiseman@yahoo.com o attraverso il suo editore per richieste di ristampa o di re-post.

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NB: tra [ ] le note di traduzione.
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Ciao e benvenuti al munch!
Magari questo è il vostro primo munch.

Magari questo è il vostro primo evento BDSM di qualsivoglia tipo. Congratulazioni per esservi messi in contatto con quello che molti di noi chiamano la community BDSM (o, più semplicemente, la "scena").

Ora state per incontrare molte persone nuove, state per avere molte nuove esperienze e, insieme, imparare e crescere in un grande percorso.

Già che ci siamo, "BDSM" è un termine generico e omnicomprensivo per quello che noi facciamo. Il termine è pronunciato proprio come le sue lettere - B D S M - e rappresenta una compressione delle frasi "Bondage e Disciplina, Dominazione e Sottomisione, Sadismo e Masochismo."

1. Cos'è un munch BDSM? Alla grossa un munch BDSM è una riunione informale di persone con un interesse nel BDSM, organizzata in modo tale da socializzare e mangiare. Per favore, tenete in conto che i munch tendono ad essere eventi sociali piuttosto che educativi. Se volete imparare di più sul BDSM guardate alla fine di questo documento.

Molti munch sono tenuti in ristoranti, spesso in un'area o una stanza/sala riservata.

I munch tendono ad essere informali con strutture e protocolli relativamente ridotti. (Se c'è qualcosa di speciale rispetto una struttura o un protocollo di un munch e non siete stati informati non preoccupatevi troppo, è molto probabile che vi sarà detto tutto prima che l'incontro sia decollato).

Molti munch sono pubblicizzati in anticipo online e internet ha un ruolo dominante nello sviluppo e nella storia dei munch.

L'Arte di Amare ...



"Chi ama davvero ama il mondo intero, non soltanto un individuo particolare."
Erich Fromm - L'arte di amare

Leggendo un racconto nella Community di Gabbia (http://community.gabbia.com/blogs/entry/Schiava-che-appartiene-al-Padrone-o-Padrone-che-appartiene-alla-Schiava) ho ripreso in mano un tema che per tanto tempo s'è dibattuto nei vari forum e durante le lunghe, interminabili, discussioni ai munch, alle cene, nei salotti e nelle feste private del SM: la natura intrinseca della relazione sadomaso.


Secondo Erich Fromm la relazione sadomaso (e per sadomaso intendo BDSM) è una relazione simbiotica, nella quale entrambi i partecipanti, la parte sub (masochista) e la parte Dom (sadico/a) trovano un modo per riempire un vuoto affettivo, colmare un'assenza, una mancanza, stendere un ponte sopra un abisso sentimentale.


Nel racconto, che è espressione libera e dignitosa di un'opinione, sono due i temi portanti: la supremazia dell'amore convenzionale (fatto da baci e carezze, affetto e parità sostanziale dei soggetti coinvolti) sulla relazione SM e la funzione "meccanica" della parte dominante, una sorta di accessorio sostituibile in quanto materializzazione di un desiderio, proiezione di una fantasia.


Il racconto, lungi dall'avermi urtato, mi ha fatto sorridere ed è piacevole, distensivo e divertente. In effetti rappresenta due elementi del moderno intendere il sadomaso, complementari e complici della confusione: la riduzione del sadomaso ad un'attività pressoché genitale di "dare ordini e ricevere ordini" e l'enfasi al paragone tra relazione sadomaso e relazione affettiva.

domenica 25 novembre 2012

Sesso, kinbaku e videotape

Qualche sera fa mi è capitato di andare con un’amica in un club privée. Ovviamente - e come sempre – eravamo forniti di corde e fruste e frustini. Era la nostra “prima volta” in quel club e non sapevamo neanche se avremmo potuto tirar fuori l’attrezzatura e divertirci a “modo nostro” o se invece avremmo potuto solo scambiare qualche chiacchiera con proprietari e frequentatori, conoscere qualche persona reale fuori dall’onnipresente rete e, magari, iniziare un qualche dialogo interessante con persone in carne ed ossa.

La prima sorpresa, in fondo al corridoio a sinistra, è stata una stanza, una stanza intera, dedicata al SM con tanto di gogna, croce di Sant’Andrea, gabbia, trespolo per le sospensioni e una poltrona clinical di pelle nera da far invidia ad un film FemDom americano.
Il tutto sotto un soffitto a volta dal sapore mediamente antico come piace a me.

venerdì 21 settembre 2012

Osada Steve intervista Akechi Denki - 2005



Inserisco una mia traduzione di un articolo di Osada Steve, una sua intervista ad Akechi Denki del 2005. La traduzione è stata postata la prima volta nella Sezione Bondage del Forum di Gabbia. L'articolo originale è reperibile nel sito TokyoBound.com al seguente link:
Buona lettura.
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Akechi Denki (明智伝鬼), Sep 11, 1940 — July 17, 2005
July 16th, 2011 

Il [post] seguente è un’intervista con Akechi Denki. L’intervista fu condotta da Osada Steve nel luglio del 2005, due settimane prima della morte del maestro.
L’intervista fu pubblicata nella rivista SM Sniper (ora cessata), nella rivista Fetish Japan (la pubblicazione dello stesso Osada Steve) così come in un certo numero di media esteri.
Riproporla oggi ha un triplo significato. In primo luogo segna il sesto anniversario della morte del maestro [sensei] Akechi Denki . In secondo luogo è l’ultima intervista in ordine di tempo dove il maestro condivide i suoi ricordi per la pubblicazione. In terzo luogo le ultime parole del maestro toccano gli aspetti muga [stato Zen del non-io] dello shibari/kinbaku (leggete l’ultimo paragrafo di questa intervista) e non possono essere pronunciate in un modo più bello. 

giovedì 7 giugno 2012

Parusia


Fluido scorrere di binari sotto ruote di treno. Acciaio che morde acciaio a centotrenta chilometri all’ora; correre restando fermi in un film proiettato dal finestrino, un film ricamato di strie d’acqua che rompono il vetro in frammenti di paesaggio.

Quando il treno si fermerà.

Ascolto musica nello scomparti- mento vuoto e aspetto che il film sfumi tra le ombre serali per chiudere gli occhi e sognare di nuovo. Sfilano campi di neve coperti da gelida nebbia; senza sosta piove.

Quando il treno si fermerà.

Lontano, lontano da tutto ascolto musica per non ascoltare le voci che parlano nelle stanze della mia mente. La tua voce, la sua voce, la vostra voce. Sono voci che mi hanno stancato. La mia voce che incessante e solerte mi parla, assume i timbri dissimili di mille altre voci, mi soffoca. Siamo le nostre parole ma se, per un attimo, riusciamo a zittirci, se, per un attimo, riusciamo a soffocarci, siamo.